In studio si sente dire spesso: “Questa voce è calda”, “Quella è brillante”, “Quella è scura”. E non è solo un modo di dire.
Le voci hanno davvero un colore, anche se non si vede: lo si sente.
Una volta, durante una registrazione per un documentario, abbiamo lavorato con un narratore che aveva una voce “azzurra” — limpida, limpida come il cielo dopo un temporale. Poi, durante una pausa, è entrata una speaker con una voce completamente diversa: più profonda, quasi color ambra.
Abbiamo fatto una prova a due voci, per curiosità, e sembrava di ascoltare una tela sonora: il blu e l’ambra si intrecciavano, creando qualcosa di nuovo. Nessun effetto, nessun filtro, solo la magia delle frequenze naturali delle loro voci.
Ogni voce ha un suo spettro emotivo e cromatico, e saperlo riconoscere è una delle parti più affascinanti del nostro lavoro a Sounds Like Studio.
C’è chi pensa che il suono sia solo una questione tecnica, ma noi lo vediamo come una questione sensoriale. Un colore, una temperatura, una trama.
E forse è per questo che certi spot o narratori restano impressi nella mente: non per quello che dicono, ma per il colore con cui lo dicono.
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